Testimonianza di Suor Eugenia Bonetti per la Via Crucis di Aviano: “Non abbiate paura”

Il giorno di Pasqua del 2013, pochi giorni dopo la sua elezione a pastore e guida della chiesa universale, Papa Francesco, nel suo primo messaggio Urbi et Orbi, ha pronunciato queste parole: «Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo; la tratta delle persone è proprio la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo».

Quel giorno, il mio cuore ha avuto un impeto di riconoscenza e gioia, nella certezza che in Papa Francesco avremmo trovato nella Chiesa un alleato fedele e coraggioso nella lotta contro tutte le forme di schiavitù e sfruttamento, particolarmente di donne e minori in balìa di sfruttatori e consumatori senza pietà.

Non ci siamo illusi. Papa Francesco da allora non ha mai cessato di alzare la voce non solo contro i trafficanti di schiavi, ma soprattutto contro la globalizzazione dell’indifferenza anche all’interno della Chiesa e particolarmente contro quel mondo maschile e maschilista che non vuole mettersi in questione e assumersi le proprie responsabilità. Di fronte alla terribile piaga della prostituzione coatta di tante giovani immigrate, quanta ipocrisia continuiamo a vedere.

Ma questo vergognoso e orribile “mercato di corpi” non riguarda soprattutto il mondo maschile con la sua carenza di valori e la sua ricerca di potere, piacere e possesso? E non tocca forse dall’interno anche la nostra Chiesa e le nostre parrocchie, dove si punta sempre il dito d’accusa contro le donne, proprio come l’adultera del Vangelo? Il silenzio e l’indifferenza delle nostre istituzioni, non solo politiche ma anche religiose, è già connivenza e responsabilità.

Purtroppo dobbiamo costatare che nell’Italia che si dice cattolica ci sono ancora nove milioni di Italiani che continuano a usare e abusare di queste giovani donne straniere per poi ributtarle nuovamente sulla strada, sole, ferite, umiliate e abbandonate. Ma perché i nostri pastori e guide non hanno il coraggio di Giovanni Battista di gridare forte: «Non ti è lecito»?

Nel 2000, anno del grande Giubileo, stavo facendo una delle mie prime visite notturne sulla Salaria, dove ogni notte incontravo tante nigeriane in abiti succinti che spesso mi chiedevano pure di pregare con loro; una di quelle sere la mia superiora generale che tornava a casa da un incontro con il suo Consiglio mi ha vista e riconosciuta. Ma l’auto non poteva fermarsi in quel punto. Il mattino dopo, in una telefonata mi si chiedeva conto di quella presenza sulla strada di notte, e mi si metteva in guardia circa il pericolo che correvo a causa dei trafficanti. La mia risposta è stata immediata: «Madre, la mia vita non è più preziosa di quella di una minorenne o di una giovane nigeriana sola e indifesa, in balìa di lupi rapaci. La mia preoccupazione non è quella di  salvare la mia vita, bensì di proteggere e salvare la loro vita, sempre a rischio perché indifesa».

Durante i funerali a Torino di una giovane nigeriana morta a causa dell’Aids, don Luigi Ciotti ha chiesto al vescovo che ha presieduto il rito funebre, di portare anche sulle sue spalle quella bara, perché, come Chiesa che rappresentava, ne sentisse tutto il peso, la vergogna e la responsabilità di quella vita spezzata, anche a causa della nostra indifferenza e del nostro silenzio.

Ancora oggi, questo anno Santo della Misericordia sia occasione propizia per unire tutte le nostre forze di Chiesa coraggiosa e lungimirante che vuole non solo condannare o denunciare la piaga delle schiavitù contemporanee, ma anche offrire a tutti la possibilità di spezzare gli anelli di quella lunga catena di sfruttamento e vivere in pienezza il perdono e la misericordia di Dio.

Collegamenti

Risorse cattoliche

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