Riflessione di Suor Eugenia Bonetti in occasione della Via Crucis per le donne crocifisse 2016

Stazione V

Castel Sant’Angelo

Gesù, Maria e le donne di Gerusalemme

Dal Vangelo di Luca 23, 27-31

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

C’è una donna che asciuga il volto insanguinato di Gesù. Una donna coraggiosa che coglie il momento giusto per farsi spazio per avvicinarsi al malfattore, colui che “non ha più apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere”.

Sono stremata e sfinita… basta… basta… qualcuno mi aiuti, datemi qualcosa almeno per pulire il mio sudicio volto… sputata e disprezzata, trattata come un animale, giorno e notte oltraggiata e violentata… qualcuno abbia pietà di me… almeno tu donna, sorella, madre… io ti appartengo... tu potesti comprendermi… vieni in mio aiuto.

Padre Santo, Tu Bellezza infinita, guarda questo volto senza più speranza… il volto dei nuovi martiri, delle donne schiavizzate, delle donne maltrattate e torturate, il volto ferito e sfregiato di chi ha perso la speranza. Guarda il volto delle tante donne vittime di sfruttamento sessuale per liberarle dalle tenebre dell’ingiustizia più inaudita. Vieni Gesù, come la Veronica a pulirci il volto dalla sporcizia del peccato.

Riflessione di Suor Eugenia Bonetti:

Nel mese di gennaio del 2000, Anno Santo del grande Giubileo, sono stata trasferita a Roma per coordinare il servizio di tante religiose che in Italia stavano aprendo le porte sante dei loro conventi per accogliere e recuperare giovani straniere vittime di tratta e sfruttamento. Ho iniziato così a percorrere di notte le strade di questa città, particolarmente la Salaria, dove ho conosciuto il vero volto del mondo della notte e della strada.

Durante la mia prima visita con il gruppo dell’unità di strada della parrocchia di san Frumenzio, ho incontrato, tra le tante donne nigeriane allineate sul ciglio della strada, tre giovanissime ragazze in abiti succinti, appena arrivate e gettate in pasto a chi le avrebbe cercate, usate e ributtate via. Ho scorto sui loro giovani volti e soprattutto negli occhi la vergogna, la paura, il terrore, la morte. In particolare, Josephine era terrorizzata e cercava di nascondersi perché si vergognava. Avrebbe voluto scappare, ma dove? Chi avrebbe pagato l’enorme debito contratto con gli sfruttatori? E come liberarsi dalle catene dei riti voodoo fatti dallo stregone prima di partire che si sarebbero tradotti in malefici e vendette per lei e la sua famiglia in caso di ribellione?

In una delle notti seguenti, Josephine non era nel gruppo. L’ho cercata e l’ho trovata sul ciglio della strada, un fagotto di stracci, per terra, addormentata. Non ne poteva più. I ritmi di lavoro, i maltrattamenti, la paura e la fame l’avevano sfinita. Come avrebbe reagito sua madre se l’avesse vista in tali condizioni?

Ecco perché tante religiose, donne e madri, in questi anni hanno accolto nelle loro case-famiglia e recuperato tante donne crocifisse affinché, dopo la salita al calvario dell’umiliazione, del disprezzo e della paura potessero scoprire la gioia di spezzare le loro catene e sentirsi nuovamente creature amate e liberate.

Durante l’anno del giubileo della misericordia si rinforzi quindi l’impegno di tutti noi e particolarmente di noi donne e religiose di saperci chinare con amore e compassione su questa umanità ferita per asciugarne le lacrime e ridonare vita, speranza e dignità. 

Collegamenti

Risorse cattoliche

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